Sistemi anti jamming

Tantissime attività sono oggi condotte con l’ausilio di reti gsm o wireless; si pensi agli impianti antifurto che utilizzano il wi-fi per collegare i sensori alle centraline o trasmittenti radio per avvisare proprietari o agenzie di sicurezza; si pensi ai controllori delle principali aziende di trasporto ferroviario che controllano i biglietti elettronici con dispositivi connessi ai Data Base via etere e così via.

Parallelamente al dilagare dell’impiego dei dispositivi wire-less anche i disturbatori o jammer hanno avuto una crescita esponenziale nel loro sviluppo. Nati quale tecnologia militare oggi sono utilizzati per “disturbare” le comunicazioni fra dispositivi con i fini più “disparati”, si pensi ai vantaggi che potrebbe ottenere un ladro che introddottosi in un appartamento potrebbe mettere fuori uso un impianto di allarme con un semplice interruttore, o al bieco divertimento del teppista del terzo millennio che fa perdere il controllo di un drone al suo pilota, oppure ad una commissione d’esame che lo utilizza per evitare che si possano utilizzare dispositivi elettronici per “barare” in sede di esame.

Il funzionamento di questi dispositivi è alquanto semplice ed è basato sull’emissione di segnali atti a coprire e disturbare le emissioni di segnali radio in determinate frequenze. Più sono le frequenze “disturbabili” dal jammer e più è potente nell’emissione del segnale, più performante è l’apparato. Esistono così jammer dal valore di poche decine di euro fino a jammer professionali utilizzati per lo più dalla Difesa nell’ambito della guerra elettronica di valore ben più elevato.

Molte università e realtà produttive stanno via via affinando una risposta credibile al jamming ipotizzando e provando a mettere sul mercato soluzioni più o meno credibili.

Alcuni apparati che si trovano in commercio moltiplicano l’emissione delle trasmissioni in diverse frequenze, quelle che generalmente non sono coperte dai dispositivi di jamming più comuni e più a basso costo. Tuttavia non tenendo presente le reali capacità del jammer attaccante potrebbero risultare totalmente inefficaci allo scopo.

Recentemente, uno studio molto valido, condotto da uno studente di Ingegneria elettronica della terza Università di Roma ha portato a risultati molto interessanti. Partendo da un’analisi di spettro, è possibile definire sia la potenza che le frequenze d’azione del jammer in funzione. Una volta definite le frequenze “libere” da disturbo, l’apparato, sposta l’emissioni degli apparati rice-trasmettitori nelle frequenze libere o le amplifica fino a coprire il disturbo generato dal jammer.

Di: Dr. Antonio Piscopo

 

 

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