L’inclusione scolastica: riconoscimenti giuridici, tecniche e problemi applicativi

Tipo Elaborato: Tesi di Master         

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Autore: Dott. Menna Maria Sterpeta 

L’obiettivo di questa trattazione è quello di esaminare il percorso che la scuola italiana ha intrapreso
per diventare un sistema capace di “prendersi cura” dei diversi bisogni di tutti.
Nel primo capitolo si affronta l’evoluzione normativa della scuola: dall’esclusione al riconoscimento del processo di inclusione.
Il concetto di inclusione ha a che fare con le diversità, con il superamento delle barriere; si occupa di pari opportunità, di diritti umani, di concetti spesso difficili da tradurre in fatti concreti.
Nell’ambito del diritto allo studio e all’istruzione, la Costituzione italiana anticipa di quasi un anno la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1).
Nell’articolo 33 e soprattutto nell’articolo 34 della Costituzione, si dichiara che la scuola è aperta a tutti.
L’istruzione è considerata come un servizio pubblico fondamentale per poter garantire a tutti e tutte, anche chi parte da condizioni di svantaggio, il pieno sviluppo.
La scuola non può non riconoscere tutti nella loro diversità, facendosi scuola per tutti, scuola su misura dei singoli alunni, quali che siano le loro possibilità formative, che nessuno può diagnosticare in termini assoluti, definitivi, né per l’alunno in situazione di handicap, né per gli altri alunni (2).
Purtroppo, sino alla fine degli anni ’60, l’inserimento scolastico del bambino e del giovane disabile è stato caratterizzato da un approccio prevalentemente medico, con una situazione di diffusa emarginazione e con la creazione di scuole speciali, finalizzate alla correzione del “difetto” conseguente alla minorazione.
Solo con la legge n. 517 del 1977, viene reso effettivo il principio dell’integrazione scolastica dei bambini disabili, attraverso l’eliminazione delle classi “differenziali”.

L’integrazione scolastica garantisce, o tenta di farlo, il rispetto dei bisogni educativi di tutti gli alunni, attraverso la qualità e la flessibilità degli interventi di programmazione, di organizzazione e di didattica (3).
Con la Convenzione ONU del 2007 sui Diritti delle Persone con Disabilità, si procede verso una logica, rispetto alla presenza dei disabili nella scuola, volta all’inclusione. I principi della presente Convenzione evidenziano: il rispetto per lo sviluppo delle capacità dei bambini con disabilità; la piena ed effettiva partecipazione ed inclusione all’interno della società; la non discriminazione (4).
Le ricerche della scienza medica hanno condotto attualmente all’individuazione di disturbi che un tempo non venivano evidenziati: si tratta di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento scolastico (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia); ragazzi affetti da deficit dell’attenzione/iperattività, che un tempo venivano scambiati per alunni svogliati e negligenti; ragazzi in situazione di svantaggio sociale, culturale, linguistico, con bisogni speciali (BES). Tutti questi esempi rappresentano l’attuale situazione dell’integrazione/inclusione dei ragazzi affetti da disabilità nella scuola e sono la testimonianza di una recente apertura della scuola stessa a nuovi tipi di disagio.
Si delinea così una scuola inclusiva dove il disabile viene considerato come una risorsa, e non come persona portatrice di problematiche alla classe. Relazioni costruite sulla base del riconoscimento delle reciproche diversità, sul rispetto dei limiti dell’altro e sulla volontà di inclusione di ogni forma di diversità nel sistema educativo.
Nel secondo capitolo verranno analizzati gli orientamenti giurisprudenziali in merito alla figura dell’insegnante di sostegno.
L’attenzione verrà posta in particolar modo sulla sentenza n. 80 del 2010 della Corte costituzionale, nella quale si definiscono “irragionevoli” le disposizioni presenti nei commi 413 e 414 dell’art. 2 della legge 244/2007, e se ne dichiara l’illegittimità costituzionale nella parte in cui questi fissano un limite massimo al numero di ore di insegnamento di sostegno, comportando l’impossibilità di avvalersi di insegnanti specializzati in grado di assicurare al disabile grave un concreto miglioramento nell’ambito sociale e scolastico (5).
Si avrà, inoltre, modo di osservare come le conclusioni a cui era pervenuta la Consulta, siano state fondamentalmente recepite dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 2231 del 2010.
L’analisi di tali sentenze sarà dunque spunto per esaminare la figura dell’insegnante di sostegno all’interno della scuola italiana, troppo spesso relegato in ruoli assistenziali, pietisticamente materni, o strumento di espulsione dell’alunno disabile dalle normali attività scolastiche, con qualche complicità dei docenti curricolari che lo vedono come un insegnante delegato all’alunno disabile e cioè di “serie B” (6).
La figura dell’insegnante di sostegno è stata prevista dalla legge 104 del 1992 per bambini che hanno un handicap fisico, sensoriale o psichico (incluso il ritardo cognitivo).
I DSA, non essendo un handicap di per sé, ma un disturbo specifico, non rientrano in questa categoria e sono, quindi, regolamentati da un’altra legge: la n. 170 del 2010. Essa non prevede la figura del docente di sostegno per i bambini con DSA, ma strumenti compensativi e misure dispensative, valutazioni ad hoc, personalizzazione del piano di studi.
Nel terzo capitolo si analizzeranno tali misure e strumenti, che aiutano l’alunno con DSA o con altri Bisogni Speciali a ridurre gli effetti negativi del suo disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo; anzi, l’obiettivo è proprio quello di tutelare il bambino da insuccesso scolastico, con conseguenti ripercussioni.

1 La Costituzione italiana è entrata in vigore il 01 gennaio 1948, mentre La Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo è stata firmata a Parigi il 10 dicembre 1948.
2 U. Tenuta, “Individualizzazione – Autonomia e Flessibilità nell’Azione Educativa e Didattica”, la Scuola, Brescia,
1998.

3 M.I.U.R., Ufficio Scolastico per la Lombardia, “Strumenti d’intervento per Alunni con Bisogni Educativi Speciali e
Organizzazione Territoriale per l’inclusione Scolastica, Concetti Chiave e Orientamenti per L’azione”, Milano,
dicembre 2013.
4 Vgs. In particolare l’art. 3 della Convenzione “Principi Generali”.

5 A. Pirozzoli, “la Discrezionalità del Legislatore nel Diritto all’Istruzione del Disabile”, Rivista dell’Associazione
Italiana dei Costituzionalisti n. 00 del 02.07.2010.
6 D. Ianes, “La Formazione dell’Insegnante di Sostegno”, Centro Studi Erickson e Università di Bolzano

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