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Biopsia del linfonodo sentinella nel tumore della mammella

Sentinel lymph-node biopsy in breast cancer

 

Biopsia del linfonodo sentinella nel tumore della mammella

Dott. Walter Antonelli

Divisione di Chirurgia, Ospedale di Macerata

 

La biopsia del linfonodo sentinella (SLNB) e una metodica innovativa di stadi azione del coinvolgimento linfonodale ascellare nelle pazienti affette da carcinoma mammario; tale metodica si basa sul concetto che attraverso l’identificazione e l’esame istologico del linfonodo sentinella si può stabilire il drenaggio linfatico linfatico dal sito tumorale. Scopo del lavoro e stato quello di valutare l’impatto della biopsia del linfonodo sentinella nel trattamento delle pazienti con carcinoma mammario in fase precoce.

Trecentoquarantuno pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale, con diametro < 2 cm (< 3 cm a partire da gennaio 2012) e con linfonodi ascellari clinicamente indenni sono state arruolate per lo studio. Nelle fasi iniziali dello studio è stata impiegata la tecnica radioguidata.

Il linfonodo sentinella e risultato positivo in 108 pazienti (81.7%); in 22 pazienti sono state riscontrate micrometastasi e in un solo caso cellule tumorali isolate. Il numero medio di linfonodi sentinella rimossi e stato di 1.8. In 57 casi su 108 il linfonodo sentinella è risultato essere l’unico positivo (52.8%). La percentuale di recidive ascellari nelle pazienti linfonodo sentinella-negativo è stata dello 0%.

L’accuratezza diagnostica del SLNB nella stadiazione dello stato linfonodale ascellare è stata ormai confermata in numerosi studi. Il tasso di recidiva ascellare è stimato dello O-1.6% in diverse casistiche, mentre varia dallo O al 3% dopo linfoadenectomia ascellare. Nella nostra esperienza non abbiamo osservato recidive ascellari nelle 233 pazienti linfonodo sentinella-negativo (follow-up mediano 33 mesi), a conferma dell’accuratezza della metodica.

 

 

Summary

Sentinel lymph-node biopsy is an innovative method for axillary staging in breast

cancer patients, based on the concept that information about the status of the entire lymphatic drainage from a tumour site could be obtained by identification and sampling of a “sentinel node”.

The aim of the study was to evaluate the impact of sentinel lymph-node biopsy in the management of patients with early invasive breast carcinoma.

Three hundred and forty-one patients with primary invasive breast carcinoma

measuring less than 2 cm (less than 3 cm from January 2012) and clinically negative axillary nodes were recruited into the study.

Sentinel lymph-nodes were positive for metastases in 108/841 cases (31.7%). Micrometastases were found in 22 patients and isolated tumour cells in 1 case. The mean number of sentinel lymph-nodes removed was 1.8 per patient. The sentinel lymph-node was the only positive node in 57 of 108 patients (52.8%). The percentage of axillary recurrence in sentinel lymph-node-negative patients was 0%. The accuracy of sentinel lymph-node biopsy for axillary staging has been confirmed in many studies. Axillary recurrences after sentinel lymph-node biopsy range from O to 1.6% in many series, while axil|ary recurrence after axillary lymph-node dissection is about O-3%. In our experience we observed no axillary recurrences in

283 patients with sentinel lymph-node biopsy alone, with a median follow-up of 33 months, confirming the accuracy of the procedure, and sentinel lymph-node negative patients with sentinel lymph-node biopsy alone are no more at risk for axillary recurrences than those undergoing axillary lymph-node dissection.

 

Introduction

Axillary lymph-node dissection(ALND) has been the surgical standard treatment of the axilla for breast cancer patients for decades.

It provides staging information as well as reducing axillary recurrence.The mammographic screening programs led to an increase in the number of women diagnosed with small primary breast cancer with axillary lymph-nodes free of metastases(l).

Sentinel lymph-node biopsy(SLNB) is an innovative method for axillary staging in breast cancer patients,based on the concept that information about the status of theentire lymphatic drainage from a

tumor site could be obtained by identification and sampling of a

“sentinel node”(2). The technique of SLNB is simple and concerns the

identification and subsequent removal of the initial lymph-nodes upon which primary tumour drains. Histopathological evaluation of these nodes identify patients who are likely to be node negative, avoiding ALND and associated major problems such as pain,restriction of arm motion,neurovascular injury or chronic lymphoedemam (1-3). In the present study, we report our prospective experience from a community-based Breast Cancer Unit.We adopted SLNB as standard procedure for all patients presenting with early invasive breast cancer.

The aim of the study was to evaluate the impact of SLNB in the management of all women with early invasive breast carcinoma.

 

Materials and methods

Between March 2006 and October 2013, 34l patients presenting at our

Institution with primary invasive breast carcinoma measuring less

than 2 cm,(less than 3 cm from January 2012) and clinically negative

axillary nodes were entered into the study Patients who had previous excision of the primary tumor or multicentric lesions were excluded. All patients were informed of the aims of the procedure and signed a consent form at the time of admission. The diagnosis of invasive breast carcinoma was performed by fine needle or core needle biopsy prior to surgery in all cases. The median follow-up was 53 months with a maximum time of 94 months and a minimum follow-up time of 23 months.

Patients characteristics are summarized in Table1. The combined technique using radioactive tracerwas performed to identify SLNB.

A detailed report of both methods used to identify the SLN is entirely

described in a previous trial performed by the Authors (4).In short, on the day before surgery the radioactive tracer was injected peritumour by nuclear medicine physician if cancer was palpable.

Ultrasound or mammographic localization was used for not palpable lesions. Colloidal particles of human albumin (Nanocoll,Sorin Biomedica,Saluggia,Italy) labeled with 300 mCi of 99″‘Technetium

were used as radioactive tracer.A two projection lymphoscintigram

was used to identify any “hot spot” in the draining basin and skin

marks were placed to facilitate axillary incision. Following removal of each node, the gamma probe was placed back into the wound to identify additional sentinel nodes. Suspicious palpable nodes detected during the procedure were excised also. All removed nodes were submitted for definitive histologic evaluation. Complete axillary dissection was performed whereas sentinel nodes contained metastases.

Histological examination of sentinel node was made on a few sections of the specimen such as lymph-nodes of a typical axillary dissection. The number of sectionswas increased, so that it was possible a complete examination of the whole sentinel node to detect micrometastases.

Here is described the techniqueused at our lnstitution. First,the SLN

is sliced at 2 mm intervals perpendicular to long axis. One routine haematoxylin-eosin (H&E) stained section is examined; if negative, serial level slices are performed through each block (two sections for each level,with aspacing of 50 micro between the following levels).One segment for each level is stained with H&E and one is for an additional immuno-histochemical analysis with keratins to compare cluster of histologically suspected cells. This approach offers a good sensitivity for detection of micrometastases and isolated tumoral cells with reasonable costs.

Recently there is a trend toward examining the entire lymph-node at

0.25 mm intervals with keratin,to be sure to detect ITC (isolated tumoral cells).This procedure has the highest rate of specificity(100%),but some controversy exists to accept it as standard protocol because the clinical significance of these occult metastases will be determined by long-term follow-up.For this reason the above mentioned method is not usually employed by the Authors.

 

 

 

Results

The SLNB was identified in 331 of 341 cases,calculating an identification rate of 97% with a false negative rate of 0%. More frequent histotype was ductal cancer (260 cases) ; a lymphovascular invasion was found in 128 patients,while neural invasion in 61.Positiveness for ER was frequent,288 on 332 tested histological specimen; a similar report was recorded for PgR (283 positive cases). HER2/neu overexpression showed the following profile: 180 patients were negative, 30 patients had a 1+ positivity,23 expressed a 2+ positivity and 35 patients had an intense and complete expression (3+).More histological findings are enlisted in Table ll.

SLNs were positive for metastases in 108 of 341 cases (31.7); micrometastases were found in 22 patients and isolated tumoral cells in 1 case.The mean number of SLNs removed was 1.8 per patients. See

Table2 for further nodes characteristics.

The SLN was the only positive node in 57 of 108 patients (52.8%).

The percentage of axillary recurrence in SLN negative patients was

0%.ln our experience after the first 3 years in which SLNB was per-

formed with an admission of 2-3days,starting from 2003 sentinel

biopsy is carried out in Day-Surgery regimen.

 

Discussion

it has been well accepted that the node that receives drainage directly from the primary tumour “sentinel node” — is the first to be involved when lymphatic dissemination occurs (5). SLNB is a minimally invasive surgical procedure that can be easily carried out by experienced surgeons working in experienced teams, after a learning curve of about 20-30 cases and by maintaining experience by performing at least six procedures a month (6-7). If general recommendations regarding the learning curve and the technique are f0llowed,the procedure can be carried out easily by the sentinel node team that include breast surgeon, nuclear medicine physician and pathologist. The accuracy of SLNB for axillary staging has been confirmed in many studies; a review of 2160 patients with breast cancer showed that the radioactive tracer method was able to detect the sentinel lymph-node in 93.6% of cases (range 88%-100%),with a predicted

negative value of 96.6% (range 88%-100%),an accuracy of 96.8% (range 96%-100%),and a false negative rate of 3.8% (range 0-15%).An important data emerging from the review is that the higher the number of evaluated cases, the higher is the accuracy and the lower is the rate of false negative. The learning curve is about 20-30 patients (4). A review of 1219 patients operated for breast carcinoma in the same period proved that blue dyeing was successful to localize sentinel lymph-nodes in 83% of cases (range 66-97%). Predicted negative value was 95% (range of 81-100%),while the accuracy was 93% (ranging from 81% to 100%) and the false negative ratewas7.5% (range of 5-12%)(4).In a previous study performed on 102 patients comparing both methods, the Authors reported that the lymphoscintigraphy had a higher rate of identification of lymphnodes than the patent blue method (97% us 73%); the false negativerates were respectively 0 and 8%; the predicted negative values were 100% and 92% and the accuracy was 100% and 92% (4).

About 30-40% of patients with early breast cancer have positive axillary lymph-nodes, the remaining 60-70% of patients are lymph-node negative and may therefore be overtreated with ALND,with the disadvantage of early and late complications as seroma, pain, limited arm motion, numbness or lymphoedema of the arms (8). Axillary recurrences after SLNB range between 0 and 1.6% in many series (see Table3),while axillary recurrence after ALND is about 0-3%(18). In our experience we observed no axillary recurrence in 233 patients with SLNB alone with a median follow-up of 53 months confirming the accuracy of SLNB and SLN negative patients with SLNB alone are not at risk for axillary recurrences more than ALND.

Anyway the complete knowledge of long-term outcomes of SLNB without ALND must be evaluated with prospective randomised studies. To date there are many trials that are evaluating the recurrence and the survival after SLNB: the European ALMANAC (Axillary Lymphatic Mapping Against Nodal Axillary Clearance)(19), the American NSABP-32 (National Surgical Adjuvant Bowel and Breast Project)(20) and the trial of European Institute

of Oncology (EIO).The latter, per- formed by Veronesi et al,showed

that there are no differences in term of axillary recurrence between patients undergoing SLNB and ALND (14).The other two studies are in the recruitment phase. What has not confidently been determined is the real benefit of further ALND in case of positive SLN. Other studies are currently investigating the need of completion ALND in patients with positive SLNs. The EORTC 10981 AMAROS (After Mapping of Axilla Radiotherapy or Surgery) trial is comparing axillary radiotherapy versus completion ALND in patients with a tumourpositive SLN and hopes to find comparable loco-regional control with less morbidity in the patients treated with axillary radiotherapy (21). The ACSOG Z0011 (American College of Surgeons Oncology Group) trial is randomizing patients with a tumour positive SLNB to ALND and noALND;both groups of patients receive systemic therapy and breast irradiation. Objective of this study is to look for differences in survival, local control and morbidity between two groups (22).

 

Conclusion

Nevertheless the results of prospective randomised trials in terms of

some technical aspects and long term results are not available, we believe that in the hands of an experienced team of professionals (Nuclear Medicine, Surgery and Pathology),SLNB without ALND in negative SLN breast cancer appears to be a safe and reliable procedure to determine nodal status and ensure loco-regional control of the neoplastic disease, as now well reported in the Annual S.Antonio Breast Cancer Symposium 2011 (23).

 

References

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  4. Cataliotti L, Christiaens MR, Nieweg OE. After mapping of the axilla: radiotherapy or surgery? EORTC protocol 10981 . Brussels, Belgium: European Organization for Research and Treatment of Cancer; 2001 .
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Tabella 1. Characteristics of the 341 study patients

Age 53,45
Range 27-83
Sex
   F 341
   T (clinical)
   1 284
   2 57
Surgical Procedure
   Quadrantectomy 341

 

Tabella 2. Tumor characteristics in 341 patients undergoing

Histotype
 Ductal 260
 Lobular 25
 Ductal and lobular 17
 Others 39
Grading
 G1 31
 G2 197
 G3 113
Lynphovascular Invasion (LVI)
 Yes 128
 No 209
 Not specified 4
Neural Invasion
 Yes 61
 No 275
 Not Specified 5
ER
 Positive 288
 Negative 44
 Not Tested 9
PgR
 Positive 283
 Negative 49
 Not Tested 9
Ki-67
 Positive 161
 Negative 2
 Not Tested 178
HER2/new/overexpression
 0 180
 1+ 30
 2+ 23
 3+ 35

 

Tabella 3. Nodes characteristics in 341 patiente undergoing sentinel

Sentinel Node
N0 233
N+ 108
Average number of sentinel node per patient 1,8
Number of sections of sentinel node analysed
   Average 27,1
   Range 4-72
Micrometastases 22
Isolated tumour cells 1

 

Giro d’Europa in auto d’epoca

Sito

L’IMPRESA

L’associazione per la ricerca e lo sviluppo tecnologico Pigreco Technology, organizza un giro delle capitali europee in auto d’epoca esclusivamente italiane. L’impresa mira ad esaltare la tecnica italiana che nel tempo si è sempre distinta nel settore automobilistico.

Al giro potranno partecipare solo auto d’epoca italiane prodotte prima del 1987 e regolarmente iscritte all’ASI. Lo svolgimento del giro è regolamentato secondo quanto indicato in seguito. Ogni autovettura sarà pilotata da uno o più equipaggi composti da un pilota ed un coopilota/navigatore non professionisti.

Ogni autovettura sarà seguita da un tutor appartenente allo staff organizzativo della Pigrecotechnolgy che si occuperà di registrare un diario di viaggio, e badare a tutti gli aspetti logistici legati all’impresa.

L’impresa, unica nel suo genere, con partenza ed arrivo a Roma, coprirà una distanza di circa 16.000 km, secondo il percorso indicato:

  • Roma
  • Madrid
  • Lisbona
  • Parigi
  • Lussemburgo
  • Bruxelles
  • Londra(*)
  • Dublino(**)
  • Amsterdam(**)
  • Copenaghen(**)
  • Stoccolma
  • Helsinki(**)
  • Tallinn(**)
  • Riga
  • Vilnius
  • Varsavia
  • Berlino
  • Praga
  • Vienna
  • Bratislava
  • Budapest
  • Bucharest
  • Sofia
  • Atene
  • Zagabria
  • Lubiana
  • Roma

 

(*) Previsto il trasporto con treno

(**) Previsto trasbordo in nave/traghetto

 

Al termine dell’impresa saranno effettuate una prova di regolarità ed una di velocità che permetteranno la definizione, puramente teorica di una classifica.

Le gare, che saranno effettuate su circuito, la cui organizzazione è delegata ad un’associazione sportiva specializzata, saranno effettuate da tutti i partecipanti all’impresa.

Per ciascuna gara saranno assegnati i seguenti punteggi:

1° classificato             – 10 punti

2° classificato             – 8 punti

3° classificato             – 6 punti

4° classificato             – 4 punti

5° classificato             – 2 punti

6° classificato             – 1 punto

Dalla sommatoria dei punti si otterrà una graduatoria e saranno premiati con un trofeo ed un certificato di merito i primi 3 classificati.

 

Per info e iscrizioni info@pigrecotechnology.it

nuovi materiali: il Metaflex

Il Metaflex è un metamateriale molto flessibile ed invisibile.

I metamateriali sono quei materiali in grado di deviare il cammino delle radiazioni rendendo così invisibili oggetti che eventualmente rivestono.Non è un film di fantascienza, ma una concreta realizzazione compiuta da un gruppo di ricerca presso l’Università di St. Andrews in Scozia.

Sul New Journal of Physics, che ha pubblicizzato per primo lo studio è riportato che l’incredibile elasticità del materiale, “lascia correre l’immaginazione ad oggetti dal sapore fantascientifico, come vestiti capaci di celare completamente chi li indossa”.   Trovare il modo di nascondere gli oggetti nello spettro della luce visibile è sempre stato un obiettivo molto ambito da diverse equipe di scienziati. I primi successi arrivarono con la realizzazione di materiali “artificiali” con particolarissime caratteristiche elettriche e magnetiche. Questi materiali, detti appunto meta-materiali, devono le loro proprietà alla struttura geometrica degli atomi che ne compongono le molecole; in pratica sono in grado di far passare una radiazione elettromagnetica attorno ad un oggetto facendolo sfuggire all’incidenza ed alla riflessione di una radiazione. In questo modo, un qualsiasi oggetto diviene praticamente invisibile perché sfugge all’incidenza. Sino ad oggi, i ricercatori hanno realizzato meta-materiali “invisibili” alle microonde ed ai raggi infrarossi. La ricerca scozzese ha dato il via alla realizzazione di materiali “invisibili” alla luce visibile.

La difficoltà nel rendere un oggetto trasparente alla radiazione luminosa è insita nel fatto che si deve lavorare su geometrie infinitamente piccole, particelle in grado di interagire con lunghezze d’onda dell’ordine di poche centinaia di milionesimi di millimetro (nanometri).

Una seconda difficoltà, oltre quindi al quella dimensionale, è stata riscontrata nel dover  progettare metamateriali che fossero flessibili, non rigidi, in modo tale da poter essere utilizzati per realizzare oggetti dotati di molta elasticità. L’equipe di ricerca è riuscita a superare queste due difficoltà che avevano impedito la realizzazione di metamateriali con queste caratteristiche. Attualmente l’unico prototipo realizzato è costituito da un quadratino di pochi millimetri quadrati con uno spessore di quattro micrometri. Il quadratino riesce a rendere trasparenti gli oggetti alla luce. Sono attualmente in fase di analisi e studio le caratteristiche del Metaflex in differenti condizioni come ad esempio in caso di piegature.

L’invenzione apre la strada a numerosissimi impieghi da quello militare ad una nuova classe di lenti e perché no? Anche ad un mantello invisibile.

Ing. Antonino Mitti

L’energia oscura esiste e rappresenta il 74% dell’Universo

Universo

L’energia è definita come quell’energia misteriosa che riempie l’universo e provoca l’accelerazione delle galassie. L’operazione Cosmos (Cosmological Evolution Survey) lo ha provato definitivamente attraverso un’imponente osservazione effettuata per mille ore su oltre 400.000 isole stellari con il telescopio spaziale Hubble.La scoperta dell’energia oscura è recente, risale al 1998, e da allora ha significato un’importante punto di partenza per nuovi studi sulla conoscenza del cosmo. È la soluzione teorica per spiegare l’accelerazione uniforme dell’espansione dell’universo. L’ energia oscura ha la caratteristica della pressione negativa intrinseca nell’espansione. Applicando questa logica all’osservazione, la “piattezza” apparente osservata, della geometria dell’universo, suggerisce che il rapporto di pressione e densità dell’ energia oscura è –1 avendo a che fare con pressione negativa (equazione di stato dell’ energia oscura).È stato calcolato che il 74% dell’universo è composto da questa energia oscura alla quale si aggiunge un 22% di materia oscura. Questo significa che solo il 4% dell’universo è visibile ed a noi, solo in parte noto nella sua composizione.Se da un lato sappiamo che la materia oscura contribuisce con una maggiore gravità su una piccola scala cosmica, dall’altro, gli studi effettuati sull’energia oscura hanno dimostrato che il suo effetto è su una scala nettamente maggiore. Proprio dallo studio di questi effetti è stata provata l’esistenza dell’energia oscura.Il Professor Benjamin Joachimi emerito dell’Università di Bonn e facente parte  del gruppo internazionale di scienziati coinvolto nella ricerca ha spiegato che l’energia oscura influisce sulle rilevazioni astronomiche misure per due ragioni, in primo luogo, la sua presenza provoca una crescita più lenta dei gruppi di galassie, poi cambia il modo nel quale l’universo si espande distorcendo più vistosamente le galassie più lontane. Per l’operazione di rilevazione di questa distorsione è stata impiegata l’Advanced Camera for Survey del telescopio orbitale e ha riguardato un’ampia porzione di cielo.L’energia oscura, il cui nome è stato coniato dal cosmologo Michael Turner, fu già prefigurata da Albert Einstein in quella che lui chiamava la «costante cosmologica» funzionale per contrastare gli effetti della forza gravitazionale e per far quadrare i conti con l’idea di un universo stazionario. Quando Edwin Hubble nel 1929 scoprì l’espansione dell’universo, Einstein definì la sua costante come «il più grande errore». Invece avevano ragione tutti e due poiché l’accelerazione esiste e proprio il telescopio che porta il nome di Hubble oggi lo conferma. di: Dott. Francesco Marzotti

Scoperti i Neuroni che indicano la direzione

neuroni

Scoperti i neuroni “navigatori” che danno la direzione ai nostri viaggi e che ci aiutano a capire quale direzione dobbiamo prendere, per esempio su strade circolari come il grande raccordo anulare di Roma. E’ il risultato di uno studio condotto all’università di Philadelphia e pubblicato sul “Proceedings of the National Academy of Sciences”.I “neuroni della direzione” integrano le informazioni codificate dai già noti “neuroni di posizione” e aiutano a capire il senso, orario o antiorario, di un percorso. Gli esperti, diretti da Michael Kahana, hanno scoperto i “neuroni della direzione” nella corteccia entorinale (EC) che è una parte dell’ippocampo.I neuroni di posizione si trovano anch’essi nell’ippocampo, e aiutano a localizzarci nello spazio. I nuovi neuroni “tom tom”, invece, si attivano espressamente a gruppi ben definiti a seconda della direzione del nostro moto. Gli esperti lo hanno scoperto facendo compiere un viaggio con un ‘taxi-virtuale’ a un gruppo di pazienti con elettrodi impiantati nel cervello.Le correnti registrate dagli elettrodi, impiantati a questi pazienti in preparazione di un intervento di neurochirurgia, mostrano che un gruppo di questi neuroni di direzione si accende quando il taxi virtuale è guidato in senso orario su una strada circolare cittadina; se la guida è in senso antiorario, invece, i neuroni rimangono spenti.Questi neuroni, quindi, insieme a quelli di posizione sono essenziali per muoverci nello spazio e capire se la direzione presa è quella giusta. Di: Dott. Giovanni CAMMARATA

Reti innovative per lo sviluppo di modelli di calcolo collaborativo nella diagnostica oftalmica

Tipo Elaborato: Tesi di Laurea          Download:   Tesi Completa

Autore: Ing. Roberta Altomare                              

Politecnico di Bari

I database sono molto più che archivi, in quanto non consistono in semplici elenchi o tabelle. I database consentono, per mezzo di particolari applicazioni software, la gestione dei dati che sono in essi suddivisi a seconda degli argomenti. Il database offre la possibilità di compiere diverse operazioni sui dati, come il recupero, l’organizzazione, l’analisi e il riassunto, oltre a permettere nuovi inserimenti, cancellazioni e aggiornamenti [Cas11]. La creazione e la gestione di un database necessita di molte operazioni e del coinvolgimento di diverse figure professionali; si possono anche presentare inconvenienti legati alla natura distribuita dei dati e/o a difficoltà normative. Queste problematiche si ritrovano in medicina, dove c’è necessità di un ambiente collaborativo che gestisca l’alta densità di dati prodotti che devono essere archiviati e processati [Sim15, Gri15, Tru13, Cas11, Bel07]. I database medici hanno natura distribuita e presentano problemi di privacy e di proprietà delle immagini, ma risultano fondamentali per i programmi di screening [Sim15, Tru13, Bel07]. Infatti le metodologie di elaborazione delle immagini utilizzate in questi contesti, necessitano di risorse dinamiche e scalabili, e spesso il loro sviluppo presenta limitazioni legate alla mancata disponibilità di un ampio e vario set di immagini per l’addestramento e di riferimenti per la loro convalida. Queste problematiche si presentano a causa dei già citati ostacoli normativi e di proprietà, e delle dispendiose e laboriose operazioni che intervengono nella creazione dei database stessi [Sim15, Tru13, Gri15]. Per questi motivi il presente lavoro affronta tali difficoltà con reti innovative per lo sviluppo di modelli di calcolo collaborativo nella creazione di database per la diagnostica oftalmica. Si gestirà la creazione di un database di retinografie classificate per l’addestramento e di un database di riferimenti utili per la validazione, ognuno adeguatamente strutturato. Per il raggiungimento di tale obiettivo si parte dal presupposto che la realizzazione e la gestione di database che contengano molte utili informazioni, necessita della creazione di un complesso sistema in cui confluisca il lavoro di specifiche figure mediche e non. Da questa analisi deriva che il sistema può essere pensato come una struttura di rete collaborativa, modellata al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato. Infatti, le reti, intese come strutture naturali fondamentali [Yan12, Boc06, New03, Wan03], costituiscono oggi sistemi complessi che collegano gli individui in modi diversi in tutto il mondo. Ogni tipo di rete, che sia biologica, tecnologica, di informazione o sociale, si costituisce per soddisfare specifiche necessità. Nel contesto in esame risultano di particolare rilevanza le reti di tipo sociale che permettono l’interazione tra persone o gruppi di persone. Le reti collaborative sono in genere reti di affiliazione in cui i partecipanti collaborano in gruppi di tipologie diverse per conseguire un determinato obiettivo. Inoltre, lo sviluppo tecnologico ha reso possibile la transizione dei gruppi di lavoro su spazi virtuali [Bre10], permettendo di avviare quel lungo processo evolutivo che ha condotto al concetto di Virtual Organization. Le reti di tipo Virtual Organization, diffuse in tutto il mondo e in particolar modo in Europa [Cas15, Ban05, Gae05, Bel07, Fos01], possono essere 2 definite da gruppi di individui e/o istituzioni che collaborano per un comune interesse e attraverso determinati protocolli, condividendo risorse quali processori, dati, servizi e altro, anche se geograficamente distribuiti. La natura di queste architetture di reti organizzative è flessibile e ben si adatta a scenari che differiscono per numero di partecipanti, tipologia di attività, durata, entità dell’interazione, e risorse condivise. Per questi motivi si intende qui modellare reti innovative di tipo Virtual Organization per lo sviluppo di database specifici, per gestire in modo più efficace ed efficiente il lavoro degli individui coinvoltie risolvere le problematiche derivanti dalle operazioni insite nei processi stessi di realizzazione. In questa tesi saranno proposti modelli di rete collaborativa, ognuno configurato in modo tale da consentire la realizzazione di un database. Si considereranno i ruoli professionali necessari al raggiungimento dell’obiettivo e si creeranno i giusti collegamenti tra questi per permettere lo sviluppo del flusso delle diverse operazioni; saranno anche proposti modelli di dati che comprendano opportuni metadati per consentire di effettuare ricerche mirate sui database; si stabiliranno importanti regole di condivisione che definiscano chiaramente e attentamente: cosa può essere condiviso in termini di immagini e di informazioni ad esse relative, chi ha il permesso di condividere considerando tutte le figure coinvolte interne ed esterne all’organizzazione, e le condizioni in cui avviene la condivisione stessa. Questi aspetti risultano fondamentali nella gestione di dati sensibili, quali i dati medici che, come detto, sono difficili da maneggiare a causa dei problemi di privacy e di proprietà. A questo proposito i contenuti dei database saranno strutturati con molta attenzione, per soddisfare le richieste di sicurezza, proteggendo i dati sensibili da utenti non autorizzati. Per sostenere il flusso di lavoro nell’ambiente collaborativo creato si ricorrerà alla tecnologia del workflow che permette di gestire la sequenza delle attività necessarie per il raggiungimento di un obiettivo [Cas15]. La tecnologia del workflow risulterà fondamentale nello sviluppo del lavoro per la realizzazione dei database. Si suddivideranno i diversi processi di creazione in fasi adeguate e si organizzeranno i diversi compiti, in modo tale da assicurare sia la giusta successione delle operazioni sia l’introduzione di momenti di verifica che garantiscano l’accuratezza dei dati inseriti nei database. La tecnologia del workflow permetterà di supportare efficacemente il flusso di lavoro tra i diversi ruoli, assicurando che ogni nuovo contenuto venga prodotto dal profilo corretto. Nell’ambito dei modelli di rete collaborativa per la creazione di database di retinografie classificate e di immagini di riferimento, si presenta un nuovo modello di rete collaborativa di natura oftalmica che permette la creazione di ulteriori database. Si propone che questi database contengano immagini retinografiche elaborate suddivise per patologia. La loro creazione sarà basata sull’interazione tra il lavoro di produzione di immagini elaborate ad opera degli utilizzatori dei due database precedentemente citati ed il puntuale lavoro di controllo effettuato dai componenti dell’organizzazione virtuale presentata. A tal proposito, verrà fornita una indicazione metodologica per la generazione di un database nell’ambito 3 della retinopatia diabetica attraverso lo sviluppo di un archivio di immagini per il riconoscimento di vasi retinici. Questo ulteriore modello di rete evidenzia i punti di forza del lavoro presentato, in quanto la collaborazione tra tutte le figure coinvolte, interne ed esterne all’organizzazione, genera una continua espansione dei database, mantenendo l’alta qualità dei contenuti e la facilità di accesso e di utilizzo. Queste caratteristiche sono espressione della natura innovativa dell’ambiente presentato e dei database così strutturati nell’ottica di contribuire a fornire un supporto efficace nell’evoluzione della diagnostica oftalmica.

LA CONNESSIONE TRA PROCEDIMENTO ORDINARIO E MILITARE

 Tipo Elaborato: Tesi di Laurea          Download: Tesi di laureaAutore: Dott Walter Rauseo Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari Scopo del presente lavoro è di presentare e spiegare un istituto di diritto processuale penale che a volte capita di trovare nella pratica giudiziaria, ma che è poco conosciuto nell’ambito dottrinario e negli studi universitari: la  connessione tra procedimenti ordinari e militari.Premesso un excursus storico sul tema della connessione, si spiegherà, nel primo capitolo, la disciplina di tale istituto prevista dal codice di rito, per poi passare a esaminare la connessione  tra reati comuni e reati militari e il rapporto che sussiste tra la giurisdizione comune e quella militare alla luce della vigente normativa processuale.Nel secondo capitolo si esaminerà la disciplina del reato militare in base alla Costituzione, per poi confrontarlo con il reato comune, evidenziando in dettaglio le differenze e le similitudini tra i due istituti. Questo paragone sarà utile per poi esaminare, in primis, gli effetti sulla competenza e giurisdizione in genere, e poi più in dettaglio gli effetti sulla competenza del giudice ordinario e del giudice speciale.Nel terzo e ultimo capitolo, infine, si passerà alla disamina di alcuni casi giurisprudenziali di particolare importanza e delle soluzioni adottate dalle Supreme Corti, evidenziando l’evoluzione che la giurisprudenza di legittimità ha subito nel corso dell’ultimo ventennio, ponendo a confronto i vecchi e nuovi orientamenti giurisprudenziali, frutto dell’evolversi, sul piano prettamente giuridico, della figura del militare alla luce del nuovo contesto sociopolitico.Nelle osservazioni conclusive, dopo una sintesi generale del tema trattato, ci si soffermerà su soluzioni che potrebbero essere prese in considerazione per risolvere sia il problema delle funzioni della giustizia militare, dibattendo sul caso o meno di tenerli aperti, e l’annoso problema della lenta giustizia che da decenni affligge il nostro sistema giudiziario.Scarica la Tesi completa